18/11/2014 13.27.35

23 novembre Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'universo, solennità - Anno A

Matteo 25,31-46

Libro di Ezechiele 34,11-12.15-17.
Così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura.
Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine.
Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio.
Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita; fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia.
A te, mio gregge, dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri.

Salmi 23(22),1-2a.2b-3.5.6.
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque tranquille mi conduce.

Su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.

Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinti 15,20-26.28.
Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti.
Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti;
e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo.
Ciascuno però nel suo ordine: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo;
poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza.
Bisogna infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi.
L'ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte,
E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.

                                       Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 25,31-46.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.
E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri,
e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.
Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato,
nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?
Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?
E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?
Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.
Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.
Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere;
ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.
Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?
Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me.
E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

                                                        Meditazione del giorno
                                          San Giovanni XXIII (1881-1963), papa
Preghiera in onore del Re eucaristico (Bollettino quotidiano dell’Ufficio Stampa Vaticana, 24/01/1959)
“Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre” (1Cor 15,24)

Gesù, Re degli uomini e dei secoli, accogli l’omaggio di adorazione e lode che noi, fratelli d’adozione, ti rivolgiamo umilmente. Sei “il pane di Dio che dà la vita al mondo” (Gv 6,33), gran sacerdote e vittima al contempo. Sei l’immolato sulla croce per la redenzione del genere umano, e oggi, attraverso le mani dei tuoi ministri, ti offri ogni giorno sugli altari per mettere in ogni cuore il tuo “Regno di vita, di santità e grazia, di giustizia, d’amore e di pace” (Prefazio della festa).

Venga il tuo Regno, Re della gloria! (Sal 24) Dall’alto del tuo “trono di grazia” (Eb 4,16), regna nel cuore dei bambini perché conservino senza macchia il giglio immacolato dell’innocenza; regna nel cuore dei giovani perché crescano sani e puri, docili a coloro che ti rappresentano nella famiglia, a scuola, in chiesa. Regna nel focolare domestico perché genitori e figli vivano in armonia nell’obbedienza alla santissima Legge. Regna sulla nostra patria perché tutti i cittadini, nell’ordine e comprensione fra classi sociali, si sentano figli dello stesso Padre celeste, chiamati a cooperare al bene temporale di tutti, felici di appartenere all’unico corpo mistico di cui il tuo sacramento è simbolo e fonte inesauribile!

Regna infine, “Re dei re, Dio degli dei, Signore dei signori” (Ap 19,16; Dt 10,17), su tutte le nazioni della terra e illumina i responsabili di ognuna affinché, ispirandosi al tuo esempio, facciano “progetti di pace e non di sventura” (Ger 29,11). Gesù nell’Eucaristia, fa’ che tutti i popoli ti servano nella piena libertà, coscienti che “servire Dio è regnare”.




12/11/2014 7.22.31

16 novembre XXXIII Domenica del Tempo Ordinario - Anno A

Matteo 25,14-30

 Libro de Proverbi 31,10-13.19-20.30-31.
Una donna perfetta chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore.
In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto.
Essa gli dà felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita.
Si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani.
Stende la sua mano alla conocchia e mena il fuso con le dita.
Apre le sue mani al misero, stende la mano al povero.
Fallace è la grazia e vana è la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare.
Datele del frutto delle sue mani e le sue stesse opere la lodino alle porte della città.

Salmi 128(127),1-2.3.4-5.
Canto delle ascensioni.
Beato l'uomo che teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Vivrai del lavoro delle tue mani,

sarai felice e godrai d'ogni bene.
La tua sposa come vite feconda
nell'intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d'ulivo

intorno alla tua mensa.
Così sarà benedetto l'uomo
che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion!

Possa tu vedere la prosperità di Gerusalemme
per tutti i giorni della tua vita.

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 5,1-6.
Riguardo poi ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva;
infatti voi ben sapete che come un ladro di notte, così verrà il giorno del Signore.
E quando si dirà: "Pace e sicurezza", allora d'improvviso li colpirà la rovina, come le doglie una donna incinta; e nessuno scamperà.
Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno possa sorprendervi come un ladro:
voi tutti infatti siete figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte, né delle tenebre.
Non dormiamo dunque come gli altri, ma restiamo svegli e siamo sobrii.

                                   Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 25,14-30.

Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni.
A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì.
Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque.
Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due.
Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro.
Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque.
Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.
Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due.
Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.
Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso;
per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo.
Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso;
avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse.
Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti.
Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.
E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.

                                                      Meditazione del giorno
          San Girolamo (347-420), sacerdote, traduttore della Bibbia, dottore della Chiesa
                         « Un uomo... chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni »

Questo proprietario è senz'alcun dubbio Cristo. Dopo la risurrezione, sul punto di salire vittoriosamente al Padre suo, chiamò gli apostoli e affidò loro la dottrina del Vangelo, donando a qualcuno di più, ad un altro di meno, mai troppo né troppo poco, bensì a seconda delle forze di coloro che la ricevevano. Allo stesso modo l'apostolo Paolo dice che ha nutrito con il latte coloro che non erano capaci di prendere un nutrimento solido (1 Cor 3,2)...

Cinque, due, un talento: capiamo qui le varie grazie accordate a ciascuno, cioè per il primo i cinque sensi, per il secondo l'intelligenza della fede e delle opere, per il terzo la ragione che ci distingue dalle altre creature. “Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque”. Cioè a partire dai sensi fisici e materiali che aveva ricevuti, ha aggiunto la conoscenza della cose celesti; la sua intelligenza si è elevata dalle creature al Creatore, dal corporeo all'incorporeo, dal visibile all'invisibile, dal passeggero all'eterno. “Colui che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due”. Anche questi, a seconda delle sue forze, ha raddoppiato, alla scuola del Vangelo, ciò che aveva imparato alla scuola della Legge. Ebbene si potrebbe dire che ha capito che l'intelligenza della fede e delle opere della vita presente conduce alla felicità a venire. “Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone”. Preso dalle opere di quaggiù, dai piaceri di questo mondo, il servo malvagio ha trascurato i comandamenti di Dio. Notiamo tuttavia che secondo un altro evangelista l'ha riposto in un fazzoletto: possiamo intendere da ciò che ha perso il vigore dell'insegnamento del maestro con una vita dedita a mollezze e piaceri...

Con lo stesso elogio il padrone accoglie i primi due servi… “Prendi parte alla gioia del tuo Padrone, dice, e ricevi quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo” (1 Cor 2,9). Quale ricompensa più grande può essere accordata a un servo fedele?
 




06/11/2014 15.48.41

9 novembre Dedicazione della Basilica Lateranense, festa



 Libro di Ezechiele 47,1-2.8-9.12. 
In quei giorni, l’angelo mi condusse all'ingresso del tempio e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell'acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell'altare.
Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare all'esterno fino alla porta esterna che guarda a oriente, e vidi che l'acqua scaturiva dal lato destro.
Mi disse: "Queste acque escono di nuovo nella regione orientale, scendono nell'Araba ed entrano nel mare: sboccate in mare, ne risanano le acque.
Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il fiume, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché quelle acque dove giungono, risanano e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà.
Lungo il fiume, su una riva e sull'altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui fronde non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina". 

Salmi 46(45),2-3.5-6.8-9. 
Dio è per noi rifugio e forza, 
aiuto sempre vicino nelle angosce. 
Perciò non temiamo se trema la terra, 
se crollano i monti nel fondo del mare. 

Un fiume e i suoi ruscelli rallegrano la città di Dio, 
la santa dimora dell'Altissimo. 
Dio sta in essa: non potrà vacillare; 
la soccorrerà Dio, prima del mattino. 

Il Signore degli eserciti è con noi, 
nostro rifugio è il Dio di Giacobbe. 
Venite, vedete le opere del Signore, 
egli ha fatto portenti sulla terra. 

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinti 3,9b-11.16-17. 
Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete il campo di Dio, l'edificio di Dio. 
Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un sapiente architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento come costruisce.
Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo. 
Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 
Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi. 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 2,13-22. 
Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco. 
Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, 
e ai venditori di colombe disse: «Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato». 
I discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divora. 
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». 
Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». 
Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». 
Ma egli parlava del tempio del suo corpo. 
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. 

                                                      Meditazione del giorno
            Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Nord Africa) e dottore della Chiesa
                                                         Discorso Morin n°3, 4 ; PLS 2, 664
                                                    “Egli parlava del tempio del suo corpo”

Salomone, poiché era profeta, ha fatto un tempio di pietra e legno… per il Dio vivo che ha fatto cielo e terra e di cui la dimora è nei cieli… Perché Dio ha chiesto di costruirgli un tempio? Gli mancava una dimora? Sentite il discorso di Stefano al momento della sua passione: “Salomone poi gli edificò una casa. Ma l'Altissimo non abita in costruzioni fatte da mano d'uomo” (At 7,47-48). Perché dopo ha costruito o fatto costruire un tempio? Per prefigurare il corpo di Cristo. Il primo tempio non era che un’ombra (Col 2,17): quando viene la luce, l’ombra se ne va. Cerchi ora il tempio costruito da Salomone? Trovi rovine. Come mai non restano che rovine? Perché la realtà che annunciava si è compiuta. Il vero tempio, il corpo del Signore, anche lui è caduto, ma si è rialzato e in modo tale che non potrà mai più cadere…

E i nostri corpi? Sono membra di Cristo. Sentite San Paolo: “Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?” (1Cor 6,15) Quando dice: “I vostri corpi sono le membra di Cristo”, cosa vuol dire se non che i nostri corpi, uniti alla testa che è Cristo (Col 1,18), fanno insieme un unico tempio, il tempio di Dio? Col corpo di Cristo i nostri corpi sono questo tempio… Lasciatevi costruire nell’unità, per non cadere in rovina se restate disuniti.

 

 




28/10/2014 7.19.23

domenica 2 novembre Commemoriazione di tutti i fedeli defunti



Libro della Sapienza 3,1-9.
Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà.
Agli occhi degli stolti parve che morissero; la loro fine fu ritenuta una sciagura,
la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace.
Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza è piena di immortalità.
Per una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé:
li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come un olocausto.
Nel giorno del loro giudizio risplenderanno; come scintille nella stoppia, correranno qua e là.
Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli e il Signore regnerà per sempre su di loro.
Quanti confidano in lui comprenderanno la verità; coloro che gli sono fedeli vivranno presso di lui nell'amore, perché grazia e misericordia sono riservate ai suoi eletti.

Salmi 27(26),1.4.7.8.9.13-14.
Il Signore è mia luce e mia salvezza,
di chi avrò paura?
Il Signore è difesa della mia vita,
di chi avrò timore?
Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:

abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per gustare la dolcezza del Signore
ed ammirare il suo santuario.
Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.

Di te ha detto il mio cuore: "Cercate il suo volto"; il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto, non respingere con ira il tuo servo. Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.
Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore.

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 6,3-9.
Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte?
Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova.
Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione.
Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato.
Infatti chi è morto, è ormai libero dal peccato.
Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui,
sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui.

                                         Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 25,31-46.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.
E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri,
e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.
Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato,
nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?
Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?
E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?
Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.
Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.
Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere;
ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.
Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?
Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me.
E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

                                          Meditazione del giorno : Sant'Ambrogio

“Gesù allora quando vide piangere Maria e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò” (Gv 11,33)

Perché piangerti, fratello mio che tanto mi amavi e che mi è stato tolto… ? Poiché non ho perso il rapporto con te; è completamente cambiato: finora era inseparabile dal mio corpo, ora è indissociabile dai sentimenti. Resti con me e vi resterai sempre… L’apostolo Paolo mi ricorda e mette una specie di freno al mio dolore con le parole…: “Non vogliamo poi lasciarvi nell'ignoranza, fratelli, circa quelli che sono morti, perché non continuiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza” (1Tes 4,13)…

Ma le lacrime non sono segno di mancanza di fede o di debolezza. Il dolore naturale è una cosa, la tristezza dell’incredulità è un’altra… Non si piange solo per il dolore: la gioia ha le sue lacrime, anche l’affetto fa piangere e la parola bagna il suolo di lacrime, e la preghiera, come dice il profeta, irrora di lacrime il letto (Sal 6,7). Quando ha seppellito i patriarchi, il popolo ha pianto molto. Le lacrime sono dunque segno di affetto e non spingono a soffrire. Ho pianto, lo confesso, ma il Signore pure ha pianto (Gv 11,35); lui ha pianto uno che non era della sua famiglia, io un fratello. Lui, in un uomo, ha pianto tutti gli uomini; io piangerò mio fratello in tutti gli uomini.

E’ con la nostra sensibilità che Cristo ha pianto, non con la sua, poiché Dio non può piangere… Ha pianto in quest’uomo che era “triste fino alla morte “ (Mt 26,38); ha pianto in colui che è stato crocifisso, è morto, è stato sepolto; ha pianto in quest’uomo … nato dalla Vergine.
 




20/10/2014 17.19.11

26 ottobre XXX Domenica del Tempo Ordinario - Anno A

Matteo 22,34-40

 Libro dell’Esodo 22,20-26. 
Così dice il Signore: 
«Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri nel paese d'Egitto. 
Non maltratterai la vedova o l'orfano. 
Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l'aiuto, io ascolterò il suo grido, 
la mia collera si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani. 
Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all'indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse. 
Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai al tramonto del sole,
perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando invocherà da me l'aiuto, io ascolterò il suo grido, perché io sono pietoso». 

Salmi 18(17),3.4.47. 
Signore, mia roccia, 
mia fortezza, mio liberatore; 
mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo; 
mio scudo e baluardo, mia potente salvezza. 

Invoco il Signore, degno di lode, 
e sarò salvato dai miei nemici. 
Viva il Signore e benedetta la mia rupe, 
sia esaltato il Dio della mia salvezza. 

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 1,5c-10. 
Fatelli, ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene. 
E voi siete diventati imitatori nostri e del Signore, avendo accolto la parola con la gioia dello Spirito Santo anche in mezzo a grande tribolazione, 
così da diventare modello a tutti i credenti che sono nella Macedonia e nell'Acaia. 
Infatti la parola del Signore riecheggia per mezzo vostro non soltanto in Macedonia e nell'Acaia, ma la fama della vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, di modo che non abbiamo più bisogno di parlarne. 
Sono loro infatti a parlare di noi, dicendo come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti a Dio, allontanandovi dagli idoli, per servire al Dio vivo e vero 
e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, che ci libera dall'ira ventura. 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 22,34-40. 
In quel tempo, i farisei, udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 
e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 
«Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?». 
Gli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 
Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. 
E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. 
Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti». 




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